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Quando un piatto di pasta e fagioli ti insegna a vivere

  • Tempo di lettura:3 min di lettura
  • Categoria dell'articolo:A ruota libera / Vivere

Da piccola non amavo i fagioli e da adulta le cose non sono certo migliorate. Suppongo che la causa principale di questa idiosincrasia derivi dall’associazione che il mio cervello mette in piedi ogni volta che quei legumi tondeggianti compaiono davanti ai miei occhi. Si sa che i traumi sono duri a morire. Dopo averli assaggiati durante l’infanzia, e detestati subito, non ho mai più voluto averci nulla a che fare, eppure un giorno mio padre decise che non potevo scegliere, avrei dovuto mangiare quei fagioli. Non è mai stato un uomo di mezze misure, diciamo che le cose dovevano essere fatte come voleva lui. Punto. Senza poter esprimere la propria opinione o in ogni caso senza che questa valesse qualcosa. Ma io avevo un bel caratterino e mi impuntai per evitare quel supplizio. Mi toccò farlo per due giorni interi perché lui obbligò mia madre a non darmi nient’altro fino a che non avessi buttato giù quei dannati borlotti. Così mi sedevo a tavola, incrociavo le braccia e non aprivo bocca. Né per mangiare né tantomeno parlare.


Al terzo giorno credo che i miei abbiano litigato e mia madre lo abbia convinto a “farle mangiare qualcos’altro” perché tanto “piuttosto muore di fame”. L’avevo spuntata. Almeno così sembrava. Per mio padre però quella era solo una deroga così al successivo piatto di fagioli capii che avrei dovuto inventarmi qualcos’altro. Azzardai una strategia che si rivelò presto inutilmente complessa. Quando mio padre era concentrato sul telegiornale o sul suo boccone io pizzicavo rapidamente un fagiolo e lo schiacciavo sotto il fondo del piatto. Così, uno dopo l’altro sino al momento di sparecchiare la tavola quando prendevo il mio piatto e lo portavo in cucina per far scivolare i fagioli nella pattumiera. Un paio di volte qualche borlotto si staccò dal piatto rischiando di smascherare il mio trucchetto. Perciò, cercai un upgrade più sicuro e lo trovai sfruttando lo stesso principio del precedente stratagemma. Prima di masticare la pasta con i fagioli, selezionavo questi ultimi con la lingua e li parcheggiavo da un lato della bocca. Poi mi alzavo con la scusa di una forchetta che mi era caduta e li sputavo silenziosamente nella spazzatura. Per non dare troppo nell’occhio a volte li sputavo direttamente nel tovagliolo quando mi pulivo la bocca da brava bambina e poi gettavo il tutto a fine pasto. In questo modo sono sopravvissuta ai fagioli e non ne ho mai più mangiati in vita mia.

Anche se il sapore non ha mai smesso di disgustarmi, oggi provo nei loro confronti una specie di affetto per quello che ho imparato grazie a loro. La vita alla fine è come quel piatto di pasta e fagioli. Ci sono cose che non ci piacciono. Basta solo imparare a scartarle.

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