correzione bozze
Se il tuo testo è già stato editato ora è il momento di passare all'ultima, importantissima fase, quella di rifinitura. La ciliegina sulla torta insomma.
Siamo umani e in quanto tali sbagliamo. Questa è la premessa. Il refuso (ovvero ogni errore ortografico e di battitura) è fisiologico si potrebbe dire ma si cerca di stanarne il più possibile e con un buon lavoro si riesce ad avere un testo praticamente perfetto.
Nei libri che leggo mi capita di trovare degli errori (o orrori come li chiamiamo simpaticamente noi del mestiere) ma non perdo certo fiducia nella casa editrice proprio perché un testo può essere letto dieci volte dalla stessa persona o anche da diverse e lui, il refuso, campione di nascondino, non si fa trovare proprio da nessuno.
Avrei tante storie da raccontarti di refusi epici e se giri in rete in realtà ne trovi quanti ne vuoi, come quello del Ministero dell’Istruzione per esempio che vedi qui. Alla fine però, non dobbiamo demonizzarli troppo, i refusi sono tutto sommato innocui e in più, appunto, ci ricordano che non siamo robot, il che, non è un male.
Cosa vuol dire correggere le bozze
Non vuol dire stravolgere il testo. In realtà nella correzione bozze possiamo dire che il testo “non si tocca” nel senso che ha già superato la fase di editing o revisione dove si è lavorato per migliorarlo sotto tutti i punti di vista e renderlo pubblicabile. Nella fase di correzione (che arriva sempre dopo quella dell’editing) si lavora di rifinitura.
Non solo refusi. Si cercano errori grammaticali, doppi spazi o spazi sbagliati, accenti e apostrofi non corretti, vedove e orfane (Franco Cesati Editore qui spiega bene cosa sono), errori di impaginazione – la correzione si dovrebbe fare sul testo già impaginato.
Fondamentale è anche la coerenza testuale ovvero se hai scritto famigliare e non familiare (entrambe le forme sono corrette) bisognerà stare attenti a scriverlo sempre nello stesso modo in tutto il testo. Entrano qui in gioco le norme redazionali.
Cosa sono le norme redazionali
Si tratta di convenzioni che disciplinano la formattazione di un testo. Non sono regole assolute (sono appunto norme) perciò ogni casa editrice sceglie le sue norme redazionali e le applica con coerenza alla stessa collana. Riguardano per esempio l’uso del corsivo, delle lettere maiuscole, parentesi, trattini, date e numeri, citazioni, sigle e molto altro.
Un esempio?
Si può scrivere 2 metri oppure 2 mt o 2 m.
Chi è il correttore di bozze
Hai ben capito ormai chi è e cosa fa il correttore di bozze ma come si diventa correttore di bozze?
Non esiste un esame abilitativo né un albo a cui iscriversi. Perciò non esiste nemmeno un percorso obbligatorio da seguire anche se spesso, soprattutto nelle grandi case editrici, una laurea non è solo ben vista ma richiesta. Detto questo, l’unico vero modo per diventare correttore di bozze è imparare sul campo, fare pratica. Leggere e correggere, studiare e soprattutto amare questo lavoro.
Personalmente ho imparato pagina dopo pagina e solo dopo molti anni ho perfezionato il tutto con un corso. Lo spiego qui.