Al momento stai visualizzando Il bar delle grandi speranze

Il bar delle grandi speranze

  • Tempo di lettura:2 min di lettura
  • Categoria dell'articolo:Film

Titolo originale The Tender Bar.

Regia di George Clooney.

Il film del 2021 è un adattamento cinematografico dell’opera prima dello scrittore e premio Pulitzer J. R. Moehringer, il ghostwriter che ha scritto Open, la famosissima biografia di Andre Agassi (che ammetto di non avere ancora letto) edita in Italia da Einaudi. Sempre lui è autore di Spare, il discusso libro che racconta i rapporti del principe Harry con la famiglia reale.

Ti dico subito che dopo aver visto questo film credo che mi impegnerò a leggere tutto di J. R. Moehringer che è balzato, sulla fiducia, in cima alle mie preferenze.

Il film Il bar delle grandi speranze non mi è piaciuto solo perché è la storia di un ragazzino inquieto nato e cresciuto in una famiglia piuttosto disastrata e che “decide” di diventare scrittore.  Sicuramente, vedere quell’adolescente battere sulla macchina da scrivere giorno dopo giorno mi ha toccata nel profondo, riportandomi indietro a quando io stessa, undicenne, scrivevo nella mia cameretta, con la differenza che non avevo alcun sostegno o incoraggiamento famigliare.

Ho apprezzato il film anche per l’atmosfera americana degli anni 70 che si respira, l’arredamento colorato e apparentemente raffazzonato delle case, i jeans a zampa e i pattern geometrici dei maglioncini a V, i drinks e le sigarette come se non ci fosse un domani, quel cibo spazzatura ingurgitato senza sensi di colpa. E i sogni, i sogni della Middle Class, quelli cantati da Bruce Springsteen in Born to run. A proposito di musica, vogliamo parlare della colonna sonora strepitosa che accompagna il film?

E poi, come se non bastasse (ma questo forse colpisce solo gli addetti ai lavori), entrare virtualmente nella redazione del New York Times di quegli anni è stata una forte emozione, quasi come quando nel 2011 entrai davvero in quel palazzo dei sogni per visitare la redazione del quotidiano.

In tutto questo non dimentichiamo la presenza di Ben Affleck. Se al suo posto ci fosse stato Danny De Vito forse avrei amato meno questo film (non me ne volere ma anche l’occhio vuole la sua parte e io ho un debole per Ben Affleck sin dai tempi di Will Hunting).

Insomma. 106 minuti davvero ben spesi.

E la morale?

Sarebbe bello che tutti avessero uno zio Charlie nella loro vita.


Questo articolo ha 2 commenti

  1. Sabrina

    Ho conosciuto Moehringer dopo aver letto Open e ho letto subito il suo primo libro che non ha deluso le aspettative! Il libro riesce ad approfondire meglio il carattere dei personaggi e del protagonista e la storia risulta più toccante ed emotivamente più ricca, come spesso succede con i libri!

    1. admin

      Grazie Sabrina! Devo recuperarli entrambi! Hai proprio ragione, i libri rendono le storie più intense! Grazie ancora!

Lascia un commento